Primo contatto: l’elettrizzante ID.3 | Volkswagen Blog

Primo contatto: l’elettrizzante ID.3

Ago 20, 2020 | Consigli, Mobilità elettrica

Martin Sigrist, redattore di auto-illustrierte, è un grande fan delle auto d’epoca. Oggi però sale a bordo dell’icona del presente: la ID.3 completamente elettrica.

La lunga attesa è stata ripagata. La ID.3 è tutt’altro che un noioso «aspirapolvere»: quest’auto elettrica ci fa scoprire un piacere di guida mai provato prima. Che si tratti della degna erede del Maggiolino e della Golf?

Sarà una provocazione, ma è evidente che Volkswagen esce rafforzata dalle crisi. Il Maggiolino arrivò nel 1945 come soluzione provvisoria per rendere mobile la Germania. Fu un britannico a dare nuovo slancio allo stabilimento Volkswagen di Wolfsburg, nel quale durante la guerra furono prodotti appena 650 Maggiolini KdF, oltre a mezzi militari quali la Kübelwagen e la Schwimmwagen. Le 1000 vetture costruite fino a marzo del 1946 in condizioni estremamente difficili impedirono però che lo stabilimento venisse smantellato e il resto è storia. Nel 1974, poco dopo la crisi energetica e un ristagno delle vendite delineatosi già alla fine degli anni ‘60 e al problema che era ormai diventata la dipendenza dal Maggiolino, la Golf fece il suo debutto. Rappresentò un punto di svolta e fu alla base di un nuovo inizio il cui proseguimento conosciamo tutti ormai molto bene. Ora la ID.3 porta una ventata d’aria fresca. Ma sarà all’altezza delle aspettative?

La ID.3 dice «Ciao»

All’aeroporto di Hannover le ID.3 ci attendono. Vorremmo quasi aggiungere: finalmente! La sua campagna di lancio si è trovata proprio nel bel mezzo dell’inizio della crisi, il suo aspetto è nuovo, fresco, però ha anche qualcosa di familiare. Subito dopo aver afferrato le chiavi le prime vetture prendono vita. Il processo di avvio è stato volutamente realizzato in questo modo: gli occhi si aprono, o meglio i fanali, e i proiettori si muovono da una parte all’altra, come se l’auto cercasse un contatto visivo. Magari questa elettrica dall’aria tranquilla e assennata aveva bisogno di più personalità? Forse all’inizio ci poniamo semplicemente troppe domande… ma una cosa è certa: la ID.3 sottolinea il suo carattere affabile e cortese. Si tratta poi del primo veicolo del marchio che giunge ai clienti con un bilancio neutrale in termini di CO2: infatti le emissioni di CO2 derivanti dalla produzione e dalla catena di fornitura vengono coerentemente ridotte. E se sono inevitabili, Volkswagen si impegna a compensarle attraverso dei progetti incentrati sulla tutela del clima. Quest’approccio sarà adottato per tutti i futuri membri della famiglia ID.

Dentro si sta comodi. Gli interni sono estremamente ordinati e semplici. Ci viene risparmiato un mix di materiali esagerato dalle strutture più svariate. Il selettore di guida dietro al volante è come un’estensione del portastrumenti. Una volta trovato, con l’uso perde in fretta il suo carattere esotico e diventa un elemento di comando pratico e intuitivo.

Quando viene inclinato sulla «D», la ID. si mette in moto senza fare rumore. Lo sterzo è facile da manovrare, ma preciso. Per le vecchie volpi: in un certo modo ricorda in positivo il caro vecchio Maggiolino. Un aspetto fondamentale: la ID.3 si guida in modo «naturale», non come alcune auto più recenti che sembrano «manovrate» elettronicamente. Che ironia e piacevole sorpresa, considerato che si tratta di un’auto elettrica. Un ottimo risultato da parte dei creatori della ID.

Le stesse virtù del Maggiolino anche nella ID.3

Con il suo motore posteriore, in effetti la ID.3 ritorna agli esordi di Volkswagen. Le argomentazioni degli ingegneri appaiono evidenti: il peso della batteria montata tra i due assi determina l’intero layout dello SME, il «sistema modulare di elettrificazione a elementi componibili». L’unità più piccola con una capacità di 58 kWh, divisa su 10 moduli, pesa 400 kg, mentre l’accumulatore di energia di grandi dimensioni da 77 kWh con 12 moduli pesa 500 kg.
Al contrario, con i suoi 90 kg il blocco motore-trasmissione a un unico rapporto non riveste un ruolo importante nella distribuzione del carico sugli assi. «Nel caso della propulsione elettrica, i concetti basati sulla trazione anteriore si trovano sempre ad affrontare problemi di trazione», ci spiega uno degli ingegneri presenti. Per di più, si nota subito come la ID.3 offra un diametro di sterzata straordinariamente ridotto di soli 10,2 metri nonostante il passo lungo ben 2,77 metri. Questo perché non c’è nessun albero cardanico a limitare l’angolo di sterzata. E i vantaggi non finiscono qui: grazie alla trazione posteriore, il recupero è in grado di assorbire quasi l’intera potenza frenante dell’asse posteriore che proprio per questo non è quasi sollecitato.

Questa circostanza è da attribuire ai freni a tamburo posteriori. Ciò che può sembrare un anacronismo, a uno sguardo più attento si rivela essere il risultato di una riflessione tecnica piuttosto che una scelta dettata dal risparmio: quando non viene utilizzato, un freno a tamburo non conosce quasi resistenza e le ganasce vengono ritirate meccanicamente, mentre le pastiglie di un freno a disco galleggiano rimanendo sempre leggermente a contatto. La forma chiusa ne protegge i componenti e, di conseguenza, la superficie frenante nel tamburo. Pertanto, un uso poco frequente non causa subito corrosione come avviene invece per i freni a disco, che per garantire una forza frenante immediata richiedono prima che la superficie corrosa venga rimossa. Anche i cilindri frenanti bloccati non costituiscono un grande problema. Sull’asse anteriore sono infatti montati freni a disco da 320 millimetri nei cerchi da 18 o 19 pollici.

Guida full electric… e che guida!

Il telaio è montato su un assale McPherson nella parte anteriore, mentre nella parte posteriore su un assale a cinque bracci con bracci in alluminio. Grazie al baricentro basso, all’ottima trazione e all’assenza di effetti della trasmissione sull’asse anteriore, la ID.3 risulta agile e confortevole da guidare. Inoltre, la distribuzione ottimale del peso del 50: 50 rende la manovrabilità estremamente naturale. Per di più, la costruzione leggera con molto alluminio contribuisce ad alleggerire il peso eccedente tipico delle vetture elettriche. Di conseguenza: mentre si è in viaggio è facile dimenticarsi dei pensieri legati alla fonte di energia. Siamo alla guida di un’auto, fine. L’immediata entrata in scena del motore elettrico da 204 CV ci porta spesso ad attivare l’indicatore di direzione per prepararci al sorpasso. Lo sviluppo della potenza è meravigliosamente istantaneo. Anche in futuro il divertimento al volante non entrerà a far parte dei beni culturali immateriali.

Il viaggio prosegue

La ID.3 è figlia della sua epoca: è dotata di serie dell’assistente per il mantenimento della corsia, del Front Assist con funzione di frenata o di un assistente di svolta, in grado di frenare fino all’arresto completo della vettura qualora sopraggiunga un veicolo dalla corsia opposta mentre si sta effettuando una svolta a sinistra. Dispone inoltre di una funzione di frenata in manovra in caso di urto imminente. Di serie è presente anche l’assistente Eco, che fornisce assistenza sfruttando i dati di navigazione e il riconoscimento della telecamera per garantire uno stile di guida parsimonioso e un ottimo recupero in base alla topografia del terreno. Un segnale visivo avvisa quando conviene sollevare il piede dall’acceleratore. In futuro, la ID.3 proietterà sul parabrezza le indicazioni di navigazione o sulla distanza da mantenere tramite il display head-up sotto forma di immagini reali con l’aiuto della realtà aumentata, quasi come se ad ogni svincolo ci fosse una guida virtuale personale! Ma bisognerà avere un po’ di pazienza, dato che il sistema necessita ancora degli ultimi ritocchi.

Volkswagen sottolinea l’elevato contenuto di sviluppo interno e produzione della ID.3. Il software è stato sviluppato internamente, i moduli della batteria sono stati prodotti nello stabilimento Volkswagen di Braunschweig e le singole celle sono nate a Salzgitter. E una volta che la batteria ha raggiunto il termine del suo ciclo di vita, può essere riutilizzata in progetti second life oppure diventare una nuova fonte di materie prime tramite il riciclo.

Maggiori informazioni sulla ID.3

I primi 30 minuti

1° minuto
Wow, un saluto ammiccante! Questo è ciò che sembra nella lamiera. Esteticamente non ha nessun punto debole.

7° minuto
L’accelerazione è così immediata come in un motore Twin Cam della Lotus con carburatore Weber doppio corpo. Mancano però completamente i rumori di marcia, ma ne sentiamo davvero la mancanza?

30° minuto
Oggi è stata una giornata fantastica. Accelerare, trovare un varco e via! E tutto senza fare rumore. La ID.3 non è una scatola elettrica, bensì un’auto davvero piacevole da guidare. Se è questo il futuro… sono pronto!

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